Usando la stessa definizione data dall’autrice, IL DOLCE E L’AMARO è un vero e proprio inno alla poesia, ove Natura ed Interiorità interagiscono essenzialmente tra loro.
Una prima lettura non approfondita del libro fornisce l’impressione che Patrizia Pallotta si affidi ad un eccessivo lirismo. Invece, scandagliando con più attenzione i suoi versi appare nitida la figura di una poetessa che con la ricchezza del proprio linguaggio vuole presentarci l’esistenzialità. A questo proposito, già un altro critico aveva colto la raffinatezza lirica ed esistenziale della poesia Canna di bambù in cui è espresso il limite della condizione umana: il vento scelse te… Nulla si può fare contro il destino o la Provvidenza. Una metafora perfetta!
Non so se l’autrice sarà d’accordo, ma leggendo attentamente la silloge ho notato stili e struttura di linguaggio diversi tra loro, forse perché le poesie sono state scritte in tempi non vicini tra loro e dunque riflettono diversi stati d’animo e tensioni poetiche.
In LIBERTA’ :
Lasciate che scavi la terra,
piantando il fiore dell’arbitrio
a me restituito.
Si potrebbe pensare a riflessioni ungarettiane.
Da MAESTRALE:
Come impetuoso direttore d’orchestra
si accoda poi lezioso
sulla scia di un’esausta nota.
Il surrealismo di Vicente Aleixandre.
Tremendamente attuale, pur inserito in un concetto più ancestrale, come una fotografia appena scattata, il triplice dramma raccontato ne “IL MIGLIO VERDE”.
L’uomo prigioniero in attesa dell’esecuzione, chiuso nella cella e nel silenzio di chi non ha più speranza.
La Giustizia che cerca un trionfo camuffando la vendetta.
La Natura, che attraverso le stelle impallidite accusa una dura sconfitta.
Dobbiamo riconoscere alla Pallotta una sorprendente capacità analitica e una grande abilità descrittiva.
Credo di essere riuscito a cogliere anche un altro aspetto che ritengo fondamentale: la malinconia e l’insoddisfazione per come va il mondo, anche se l’autrice è fermamente attaccata alla Fede e ad essa attinge forza e speranza.
Facendo riferimento alle religioni e filosofie orientali e' come se nulla rimanesse uguale per due momenti consecutivi. E’ il concetto dell’Impermanenza. Eraclito sosteneva che non possiamo mai bagnarci due volte nello stesso fiume, e questo perché l’acqua scorre. Mentre inseriamo un piede, l’altro non sarà bagnato dalla stessa acqua del primo.
C’è una strofa bellissima con la quale vorrei concludere. Da TORMENTO:
Cala il buio e trova me giocattolo
dimenticato sul pavimento
dove io stessa non gioco più.
Giuseppe Tenti, 5 giugno 2007
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