Ultime notizie:



IL PRIMO MARZO 2010, SI TERRA' A FRASCATI - PALAZZO COMUNALE- SALA DEGLI SPECCHI- P.ZA MARCONI ORE 17.30
DA PARTE DELL'ASSOCIAZIONE FRASCATI POESIA LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO " RACCONTI SENZA POLVERE" DI PATRIZIA PALLOTTA.
INTERVENGONO COME RELATORI :
ARNALDO COLASANTI E MARCO ONOFRIO

VI ASPETTIAMO!



IL GIORNO 26 FEBBRAIO LA RACCOLTA DI RACCONTI DAL TITOLO "RACCONTI SENZA POLVERE" VERRA' PRESENTATA A TORINO PALAZZO GUARNIERI IN VIA BOGINO 9. L'ORARIO PER ACCEDERE E' LE 18.OO FINO ALLE 20.00. L'AUTRICE PATRIZIA PALLOTTA SARA' LIETA DI RICEVERE CHIUNQUE, ABBIA POTUTO LEGGERE IL SUO LIBRO E TUTTI GLI AMICI.



IL GIORNO 28 LUGLIO VERRA' PRESENTATO IL MIO ULTIMO LIBRO DAL TITOLO- RACCONTI SENZA POLVERE- EDITO DALLA CASA EDITRICE EDILET - ROMA- PREFAZIONE CURATA DA ELENA CLEMENTELLI. LA MANIFESTAZIONE SI SVOLGERA' PRESSO LA LIBRERIA ODRADEK IN VIA DEI BANCHI VECCHI NR. 57 . ALLE ORE 18.00. CHI VUOLE CONOSCERMI SARA' BENVENUTO.



Il giorno 8 OTTOBRE alle ore 18.00, si terrà una nuova presentazione del libro a S. Maria delle Mole in Via Silvio Pellico, Galleria Delle Mole, presso la LIBRERIA NATYVI, relatore Marco Onofrio dialogando con il pubblico anche sulle nuove tendenze della letteratura italiana, comparandole con quelle del secolo scorso.



La raccolta di poesie "ASSOLO", ha vinto un premio veramente speciale l'Osella D'Oro, al Concorso annuale di Mestre - all'Associazione IPLAC (insieme per la cultura)(www.iplac.it). Alla metà di Giugno uscirà il mio ultimo libro " Racconti senza polvere"- edito da Edilet- Roma (www.edilet.it). Si tratta di un testo composto, diversamente dal solito, non di poesie, ma di 10 racconti inediti. La prefazione è della nota poetessa e scrittrice, oltre che traduttrice di testi di Garcia Lorca, e altri autori ELENA CLEMENTELLI. L'uscita ufficiale verrà comunicata sul mio sito, così come pure il giorno della presentazione ufficiale. Altre presentazioni, ci saranno in occasione delle manifestazioni che l'EDILET, diretta dal Prof. Marco Onofrio, organizzerà, come l'anno passato, con la presenza di altri autori di fama. Venite a partire dal 22 Giugno al nostro stand a Castel S. Angelo, in un'atmosfera suggestiva, vivrete la qualità letteraria di queste performances. Vi aspetto.!!!!!!!!!



Articolo pubblicato sul numero di Dicembre della rivista "Edilazio"

Shakespeare e Roma

“Buongiorno Mr. Shakespeare, come sta?” Due occhi scuri fissano a lungo i miei, neppure la bianca gorgiera riesce a dar loro luce. “Salve cara, posso aiutarti?” “Sì” rispondo, “sono qui per una intervista mentre lei sta osservando il Foro Romano”. Annuisce, con flemma tipicamente inglese, per farmi intendere che è disposto. Questo potrebbe essere l’inizio di un’intervista davvero impossibile che nella mia fantasia avrei voluto fare a William Shakespeare, ma per ovvi motivi non si verificherà e sarò costretta a cercare fra le carte che parlano del suo legame con Roma. Shakespeare, infatti, non è mai stato a Roma se non passando attraverso lo studio approfondito dei testi sulla città eterna. Abbiamo, biograficamente parlando, anni bui in cui non sappiamo come lo scrittore abbia trascorso il suo vissuto. Siamo però certi che egli abbia avuto un’intesa profonda con la Roma e i suoi tempi trascorsi. Shakespeare ne ha studiato profondamente la storia, essenzialmente come fulcro del “dibattito politico” e come “concetto di giustizia” poiché a quei tempi Roma rappresentava il centro del mondo, un occhio inevitabile a cui far riferimento come grande maestra anche d’arte e di storia. Egli la studia ma non portandola come esempio, la osserva piuttosto in un’ottica contemporanea, non ne fa maestra di vita, ma la vive come si può vivere una vicenda soprattutto umana, espressione di un destino che avvicina gli uomini non tenendo conto del tempo e dello spazio, di cui il suo teatro ne rappresenta la testimonianza, eternizzandola sul palcoscenico attraverso l’immortalità dei suoi personaggi. Risulta da reperti storici che lo scrittore sia stato legato più alla romanità che alla grecità. Le sue letture sono state quelle dei classici latini Seneca, Terenzio, Plauto, senza trascurare Ovidio e Virgilio, di cui era un gran cultore e che ha inciso sulla sua drammaturgia dall’inizio alla fine della sua carriera. Shakespeare costruì le sue tragedie su Roma anche sulla base della lettura di Plutarco, il quale, più degli altri ha fatto lavorare la mente dello scrittore dandogli la possibilità di cogliere importanti particolari della Roma antica. Questi i principali insegnamenti che hanno ispirato Shakespeare, una sorta di attrazione fatale per la stesura di alcuni dei suoi drammi e persino di sonetti come quello ispirato a Orazio, dove parole come “monumenti”, “aureo” appaiono ricorrenti, mentre nelle tragedie riesce con l’immaginazione a far vivere e rivivere al pubblico conoscitore della storia romana, il suo vero aspetto. Shakespeare ha scritto ben cinque tragedie ambientate nella Roma antica, mettendo in risalto attraverso i personaggi, i problemi accennati ribadendo il significato di giustizia e di politica. Il “Tito Andronico” (1589 - 1593 ca.) è la prima tragedia che tratta di un immaginario generale romano che si vuole vendicare di Tamora, regina dei Goti. Il “Giulio Cesare” (1599) narra la cospirazione e l’assassinio del famoso dittatore della Repubblica romana. Attraversando la lettura si avverte la sensazione di una ricostruzione perfetta dei luoghi romani, così dettagliata, tanto da sembrare che lo scrittore l’abbia vissuta da vicino, poiché descritta in ogni particolare: la casa di Cesare, la casa e il giardino di Bruto. E’ questa la caratteristica migliore per rappresentare un’opera, lo spettatore deve immergersi in una realtà vissuta dall’autore e non solo studiata sui libri, proprio in ciò è contenuta la sua maestria: far respirare quella pregnante atmosfera romana, non solo come sfondo scenografico ma anche nella drammaticità dei personaggi che pur esaltandoli cerca di smitizzare, rendendoli più umani. Le altre tragedie, sono “Antonio e Cleopatra”, (1607) il cui tema ruota intorno alle vicende amorose, alle gelosie, agli intrighi, alle passioni, mettendo così a nudo un altro aspetto della Roma antica e del suo rapporto con gli stessi protagonisti, i quali vengono rappresentati sotto il profilo scenico nella loro fragilità e umanità, per dare un ulteriore spunto alle ideologie shakespeariane. Sembra quasi che lo scrittore abbia trovato nella città eterna l’espressione ideale della sua anima. Il “Coriolano”, (1607-1608) altra tragedia, ispirata alla vita del leggendario condottiero romano Caio Marzio Coriolano e infine il “Cimbelino” (1609) che, secondo alcuni studiosi rappresenta proprio il racconto della guerra tra i Britanni e Roma, sono ulteriori testimonianze della profonda romanità di Shakespeare. Le cinque opere citate ci offrono squarci significativi della vita pubblica della nostra città e dei suoi luoghi più famosi come il Campidoglio, il Senato e il Foro Romano. Riusciamo a capire meglio la storia della nostra Roma antica attraverso la conflittualità tra il bene e il male che i personaggi di Shakespeare ci sanno porre con tanta meticolosità. La sua interpretazione della storia romana riporta alla decadenza della contemporanea storia inglese, (dopo la morte della regina Elisabetta I), di cui Shakespeare vive la stessa “caduta dei principi” e la debolezza dello stato dopo la fine della dinastia Tudor. Proprio recentemente è stata organizzata una mostra sulla creatività shakespeariana relativamente alla sua idea di Roma, che mette in risalto come è stata immaginata e ricostruita anche poeticamente. Il percorso che fantasticamente e letterariamente Shakespeare ha fatto sulla nostra Roma evidenzia l’idea che tutto è “inafferrabile e sfuggente”, tutto può diventare una raffigurazione della fragilità umana e della sua mutevolezza. I personaggi che ruotano in questa Roma antica, da parte di Shakespeare, sono lo specchio della sua idea dei sentimenti e delle sensazioni, delle paure e degli errori, quindi il drammaturgo se ne serve nelle sue tragedie per esprimere il pensiero che la città di quei tempi gli sa offrire come spunto della più alta espressione dei delicati contenuti della sua sensibilità. Questo spiega perché l’autore si senta così legato alla nostra città, perché meglio della sua Inghilterra riesce ad elaborare quella che lui definiva “la transitorietà delle cose umane”. Roma dunque è diventata per Shakespeare una metafora dove non c’è nessuna esaltazione o celebrazione, infatti egli diventa il grande poeta tragico per eccellenza che neppure gli stessi autori romani sono stati all’altezza di rappresentare le vicende di quel tempo con la stessa fluidità di penna e pensiero.

Patrizia Pallotta



Il prossimo libro sarà di racconti, ne troverete un assaggio qui...

I colori di un addio

Scendeva tra un viottolo di sassi ed erba un uomo vestito di nero, altro segno che lo distingueva era il passo un po' affaticato. Egli camminava tra il fascino dei suoi pensieri e lo sguardo che si soffermava spesso sul panorama che lo avvolgeva. Il verde intenso dei pini, larici, abeti i cui rami accarezzavano il passaggio dell'uomo-tanto era stretto il sentiero- sino a toccare il suo viso diafano e scompigliare i suoi capelli bianco latte, somigliava ai libri di favole. Non veleggiavano nuvole tra i monti quel giorno, la purezza del cielo faceva pensare al paradiso: dicotomia di un presepe natalizio che egli costruiva con sottile pazienza, ogni anno, per rendere felici i ragazzi del luogo. Gli occhi chiari non riuscivano a non vagare, godendo della distesa del mare di prati che aveva considerato i più belli, tra quelli già fotografati nel suo lungo viaggio di vita. A destra sconfinate vallate di velluto, dolci pendii sfumati dal trasparente colore dell'aria e del vento che nessun pittore avrebbe saputo ritrarre se non la mano di Dio. A sinistra un piccolo paese, con case affastellate, dove si affacciavano fiori di ogni specie: gerani rosso carminio, petunie bianche e viola, lobelie blu elettrico e tanti fiori di campo, i più veri vestiti di tinte diverse dal lilla al giallo…all'oro, che nascono senza chiederti nulla se non di vivere fra i fili d'erba diamantina, quando la brina li ricopre. "Non bastano gli occhi", rifletteva l'uomo per contenere questa natura vera, c'è necessità di un cuore aperto, grande, affinché questi colori possano entrare come in un rifugio e rimanere per sempre a scaldarti nella penombra dei momenti grigi. "Tornerà la neve fra non molto", continuava a pensare l'uomo, essa giocherà fra i seni delle montagne, stendendo la sua cappa pura e vasta e si poserà sui rami, appesantendo i loro pensieri e gelando i sogni. "Fermerà il tempo" nelle attese degli sciatori: tute colorate in fila con sci rosa, gialli, berretti arancioni su visi accesi dal freddo, il calore del fuoco nella mente uniti al lilla dei bucaneve che annunciano la primavera. D'improvviso all'uomo sfuggì di mano il piccolo libro scuro che andò a nascondersi fra un gruppo di foglie già vergate da solchi aridi, foglie già segnate dal destino per annunciare l'autunno ocra. Il percorso fu ripreso dalla figura a noi già cara, mentre altre persone gli passavano accanto con cestini di funghi odorosi color bruno opaco. Era piovuto tanto il giorno prima e tutto il paese era stato avvolto da uno scenario di nuvole nere, poi il sole all'alba aveva tinto i rocciosi massicci di rosa e al tramonto, aveva fatto ancora capolino, per nascondersi definitivamente restituendo al monte il suo grigio, come un gioco quotidiano. Un gruppo di bambini in colonia, vestiti della loro divisa gialla e rossa interrompevano e macchiavano i colori di quel bosco. Guardavano l'uomo con curiosità ed egli accarezzava le loro teste con dolcezza. Nessuno di loro sapeva che l'uomo dal vestito nero, spezzato da una lingua bianca in plastica intorno al collo era Don Ezio, parroco di quel paese. Nessuno di essi sapeva che quella passeggiata era l'ultima che il sacerdote si era concesso prima di essere trasferito in un'altra parrocchia. Chi mai direbbe che la vita di un uomo di Dio possa cambiare e portare il suo libro di preghiere, la sua fede, la sua parola, lasciando gli orpelli di un luogo per prenderne altri sulle spalle e raccontare ai nuovi parrocchiani la sua esperienza per otto anni di colori portati dentro, colori di un vissuto che profuma già di ricordo, che mai ingiallirà.


Scalo Nord

La città si ferma
nell'incanto sciupato
dal tocco della mano
guidata da te se non
trova il fiato del cuore.
Eppure quel desiderio
si fa quinario,senario,
endecasillabo della
vicinanza…
Sfuma nel vapore
di nebbia inquinata,
sfuma nel "ciao" muto.
Io torno sola.



IL GIORNO 14 LUGLIO P.V. PRESSO CASTEL S. ANGELO NELLA MAIFESTAZIONE INVITO ALLA CULTURA, VERRA' PRESENTATO ANCHE IL MIo ULTIMO LIBRO "ASSOLO" alle ore 19.00, in questa suggestiva cornice le poesie vi sembreranno spero più interessanti, con la lettura e presentazione dell'Editore MARCO ONOFRIO, ILLUSTRE POETA E SCRITTORE .

VI ASPETTO.



24 MAGGIO 2008 - PREMIO NICOLA RIZZI
presentazione di "Assolo" di Patrizia Pallotta

Fondamentale il flusso e riflusso della ricerca d'amore, amore vivo, amore vero che corre sulle note di melodie nuove ed antiche. La melodia di un violino accompagna il dolce pensare, chiedere, percepire, riflettere o l'abbandonarsi al correre degli eventi e dei sentimenti. Il poeta è in ricerca continua , a volte estatica a volte riflessiva della motivazione reale del vivere e dell'esistere. Assolo: "Inizia la ricerca in un sussurro e un sospiro chiedendosi se è troppo ascoltare la voce che lentamente avvia la sinfonia del libro del vivere, dell'amare. Ma subito, quasi volesse negare le parole e le speranze del primo "Assolo", il poeta sospira il suo allontanarsi forzato da quello che cercava, attendeva (Mi disegnerai come... un'isola senza volto) poiché egli stesso si considera quale "come pagine mancanti di versi inespressi". Allora è naturale chiedersi e chiedere quale sia la vera essenza dell'amore (Amore...cos'è?). Quale l'amore da vivere, da coltivare, da cogliere affinché la vita fluisca serena? "L'averti Accanto" colma e arricchisce quel sogno che ogni attimo accende il cuore. "L'averti accanto è sfiorare il mondo ... tra purezza e mistero", questo è il canto che ridona al poeta la serenità e la certezza. La lunga melodia, quali note d'un etereo violino, giunge al termine e offre al poeta la consapevolezza dell'esistere. Il lungo viaggio si conclude in "Versi per finire... versi per ricominciare". Tutto è giunto al termine per ricomporsi nella "prismatica certezza del" suo "sorriso moltiplicato". La parola cessa, il cuore riprende la via per altre melodie.

Maurizio Meggiorini



Dalla recensione del poeta Giuseppe Tenti su "Assolo":

"Assolo" (Edilet 2008) rappresenta un' evoluzione stilistica, oltre che un inversione di tendenza rispetto alle tematiche precedentemente affrontate.L'Amore universale, gli affetti famigliari e la natura ora lasciano spazio al viaggio dell'anima, come ben colto e scritto Marco Onofrio nella prefazione.Il tema amoroso è affrontato in modo molto più intimistico,a volte con un respiro pesantemente nostalgico, altre con il colore della speranza, altre ancora con un dialogo interioreche però alla fine non resiste al " soliloquium" e si esplicita in versi stupendamente toccanti.Il risultato della somma di Amore e Solitudine è la malinconia, tema prediletto dai poeti più sensibili. Trapela anche un delicato Eros, quasi un fumo sospeso nell'aria, un fumo fragrante e palpabile "...fra lenzuola/che generano sogni". In questa raccolta, Patrizia Pallotta ha raggiunto una sorpendente delicatezza di stile e di linguaggio che, paradossalmente, si trasforma in un urlo che stordisce il lettore appassionato, il quale si sentirà improvvisamente inglobato come un'enclave, nei sentimenti cantati dalla poetessa.

Dalla prefazione di Marco Onofrio su "Assolo":

E' un invisibile telo disteso, come un quadrato senza angoli, fra istanti di vuoto e di pieno: intessuto di percorsi e intarsi mentali, architetture d'aria e scie di passi, muri di ricordi e di parole, ombre di silenzi e di emozioni. E' il lungo tortuoso inquieto viaggio dell'anima."Assolo": ad solum, ovvero "secretum". Discorso di se stessi al mondo, e al mondo di se stessi. Un cammino in dormiveglia tra i riflessi di un infinito che irrompe e, mescolandosi con quanto è più normale, rende indecibili i confini che dividono la realtà dal sogno, l'atto dall'intenzione, l'impossibile dal possibile, il passato dal presente, il ricordo dalla nostalgia. Come quando riemergiamo dal sonno e, nella penombra aurorale dei primi attimi non sapremo dire se certte parole - della cui vivida impressione ci sentiamo preda - le abbiamo soltanto sognate o dette per davvero.


La raccolta d'amore "ASSOLO" è stata presentata a Marino il giorno 20 Aprile dal dott. Marco Onofrio e dalla dott.ssa Maria Rizzi. Un'altra presentazione ci sarà il giorno 26 Aprile, a Firenze. Il 15 maggio, un nuovo incontro alla libreria Natyvi di S.Maria delle mole alle ore 17.00. Venite a conoscermi!


Il primo Aprile uscirà il mio ultimo libro di poesie d'amore dal titolo "Assolo" edito dalla casa editrice Edilet (www.edilet.it) con la prefazione di Marco Onofrio, poeta, scrittore e saggista del nostro tempo.

Il 12 Aprile il libro "Assolo" verrà presentato dal Professor Marco Onofrio e dal Professor Aldo Onorati presso il Kinartcafé di Marino (Roma) via Corso Trieste 49. La manifestazione è aperta a tutti coloro che volessero condividere un pomeriggio di poesia e riflessione insieme.